Stregha's profile...Nel mio piccolo mondo...PhotosBlogLists Tools Help

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    April 21

    Polvere di Stelle...

     
     

    [...] Quando Tristran passò di nuovo al di là del muro, diverse ore dopo, trovò la stella dove l’aveva lasciata. Il ragazzo sembrava turbato, ma alla vista di Yvaine si rianimò

    "ehi, salve" le disse, aiutandola a mettersi in piedi "ti sei divertita mentre mi aspettavi?"

    "non particolarmente" replicò la stella

    "mi dispiace" disse Tristran "forse avrei dovuto portarti con me al villaggio"

    "no" disse la stella "io vivrò finchè resterò a Faerie. Se dovessi passare nel tuo mondo non sarei altro che un sasso gelido e butterato caduto dal cielo"

    "ma c’è mancato poco che ti portassi con me!" disse Tristran atterrito "ci ho provato, ieri sera!"

    "si" replicò lei "a dimostrazione del fatto che sei veramente uno sciocco, uno stolto, un…cretino"

    "un balordo" le suggerì Tristran "mi hai sempre chiamato balordo. E zoticone"

    "" disse la stella "sei tutte quelle cose insieme e anche di più. Perché mi hai fatto aspettare tanto? Ero convinta che ti fosse capitata una disgrazia."

    "mi dispiace" le disse "non ti lascerò mai più sola"

    "no" ribatté lei in tono serio e determinato "non lo farai" [...]

     

    [...] E per la prima volta, sotto quella fredda pioggerella primaverile, si baciarono. A Tristran il cuore batteva forte e il suo petto gli sembrava inadeguato a contenere tutta quella gioia. E mentre la baciava aprì gli occhi. Gli occhi azzurro cielo lo fissarono e lui ci lesse dentro che non si sarebbero più separati. [...]

     

    [...]“quello che voglio sapere adesso è perché non riesco più a trovarti nella mia mente. Ci sei ancora, ma come un fantasma, una chimera. E non da molto sei bruciata, il tuo cuore è bruciato nella mia mente come un fuoco d’argento. Dopo quella notte trascorsa alla locanda si è fatto scuro, sfocato ed è scomparso del tutto.

     

    Yvaine capì di non provare altro che pietà per quella creatura che aveva desiderato la sua morte. Perciò le disse

     

    forse il cuore che cerchi non è più mio?

     

    la vecchia tossì e tutto il suo corpo fu pervaso da un brivido e dallo spasmo dei conati.

    La stella attesa che si calmasse e poi aggiunse

     

    il mio cuore l’ho dato a un altro

     

    al ragazzo? Quello della locanda? Con l’unicorno?

     

    si

     

    avresti dovuto lasciare che fossi io a prenderlo, per me e per le mie sorelle. Saremmo potute tornare giovani, nella Nuova Età del mondo. Il tuo ragazzo lo spezzerà, oppure ne farà cattivo uso, o lo perderà. Fanno tutti così

     

    in ogni caso” ribattè la stella “il mio cuore ce l’ha lui” [...]

    "Stardust"

    Neil Gaiman

    April 14

    Oltre baci da respirare, nella morte che da la vita...all'amore che mai non muore...

     


     

     

     ..."Ti prego, non andartene via. Mi sento così solo e così misero qui, non so cosa fare. Cerco il sonno, e non posso dormire"

     
    "Che assurdità! Non deve fare altro che coricarsi e spegnere la candela. È talvolta difficile rimanere svegli, specialmente in chiesa, ma dormire non lo è affatto. Persino i neonati lo sanno e non è che siano molto intelligenti"
     
    "Non dormo da trecento anni" disse lui, con aria triste, e i begli occhi blu di Virginia si spalancarono dalla meraviglia "da trecento anni non dormo, e mi sento così stanco!"
     
    Virginia diventò molto seria e le sue labbra tremarono come petali di rosa. Si avvicinò a lui e, inginocchiandoglisi accanto, guardò il suo viso vecchio e avvizzito.
     
    "Povero, povero fantasma" sussurrò "non hai un posto dove andare a dormire?"
     
    "Al di là del bosco dei pini" rispose lui con voce sommossa e sognante "si trova un piccolo giardino. Lì l’erba cresce alta e rigogliosa, lì fioriscono le stelle bianche della cicuta e lì l’usignolo canta tutta la notte. Tutta la notte canta, e la fredda luna di cristallo guarda il giardino, e il tasso tende i rami giganteschi per abbracciare chi vi si addormenta"
     
    gli occhi di Virginia si riempirono di lacrime e lei si nascose il viso tra le mani.
     
    "Stai parlando del Giardino della morte" bisbigliò.
     
    "Si, la morte. La morte deve essere così bella. Riposare sotto la soffice terra bruna, con l’erba che ti ondeggia sopra la testa, e ascoltare il silenzio. Non avere passato, né futuro. Dimenticare il tempo, perdonare alla vita e raggiungere finalmente la pace. Tu puoi aiutarmi, puoi aprire per me i portali della Casa della morte, poiché l’amore ti accompagna sempre e l’amore è più forte della morte"
     
    Virginia tremò, un brivido freddo l’attraversò tutta e per qualche minuto regnò il silenzio. Si sentiva smarrita in un terribile sogno...
     
    "Il fantasma di Canterville"
    Oscar Wilde