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    August 05

    Abbaiare Stanca

     
    Né ammaestrato né ammaestratore
    di Daniel Pennac
     

    [...] Tra Pec e Louke, c’è stato Kanh. Povero Kanh, cupo Kanh, imprevedibile e tormentato, con la sua paura degli uomini... Era forse il più “intelligente” dei tre, il più bello e il più di tutto quel che volete, ma, essendo un doberman, era sicuramente il più infelice.

    Doberman...

    Era sicuro di quel che faceva, quell’esattore delle imposte (il signor Doberman, appunto) nel diciannovesimo secolo quando inventò un cane, al quale diede orgogliosamente il suo nome? Sanno sempre quello che fanno, tutti questi “purificatori” della razza canina quando creano cani su misura, cani da guardia, cani per bambini, cani da compagnia, cani da appartamento, cani da questo, cani da quello, disegnati come auto sportive, marchiati come l’argenteria di famiglia, che vinceranno artistiche medaglie ai concorsi di bellezza dove i loro proprietari li esibiranno? Oh, che bella riuscita estetica! Molto bello, il doberman! Molto carino il cocker del giorno d’oggi! Ma il cervello? E la follia di alcuni di questi esemplari quando superano una certa età? E il dolore di essere pazzi?

    Kanh era certamente un cane pazzo. E infelice di esserlo, poiché lo era in modo discontinuo. Ed è l’unico cane che io abbia visto piangere. Piangere veramente, come un uomo perduto nel dolore e nel rimorso. In uno dei suoi momenti di crisi, durante i quali non riconosceva nessuno, mi aveva morso. Quando capì in quale mano aveva piantato i canini, si mise a piangere. Scoppi di singhiozzi che lo scuotevano tutto. Lunghi ululati strazianti interrotti da singulti che lo spezzavano in due. Mi ero seduto vicino vicino a lui e lo accarezzavo. Gli mormoravo nell’orecchio che non era successo niente, che non era colpa sua, ma del signor Doberman e di tutti gli altri “purificatori” della razza canina. Lui piangeva, io mormoravo. Andammo avanti per un bel po’. Poi lui scivolò in un sonno popolato di gemiti. No, decisamente, questo libro non è dedicato ai fanatici delle razze pure, ai tagliatori di code e di orecchie.

    Tranne Kanh e Louke, tutti gli altri cani della mia vita sono stati dei solidi bastardi: Fantou, trovato in una discarica, senza pelo ma crivellato di pallini da caccia, che un amico pittore aveva resuscitato e che finì i suoi giorni a casa nostra; Petit, il cane di mio fratello, che era grande come una palla da tennis quando si rifugiò da lui e che, secondo il veterinario, non sarebbe più cresciuto. (Oggi, quando sta ritto sulle quattro zampe, appoggia tranquillamente la testa sul tavolo.)

    Senza parlare dei cani che d’incontrano, degli amici dei miei cani, dei cani dei miei amici...

    Mi sembra che siano tutti qui, vicino a me, a sorvegliarmi mentre scrivo queste righe. È che si dicono tante sciocchezze a proposito dei cani...che loro hanno ragione a diffidare!

    D’altronde, che cosa ho da dire io? Poche cose. E che riguardano soprattutto gli uomini.

    Questa, per esempio: se avete un cane, o quando ne avrete uno, non siate, vi prego, né ammaestratori né ammaestrati. Cioè: non siate uno di quei “padroni” tutti fieri di aver trasformato il proprio cane in un tappetino, in una belva o in una bambola meccanica.

    “Guardate com’è intelligente il mio cane” sembra sempre che vi dica quel tipo di gente; e mentre vantano l’intelligenza della loro bestia, sui loro visi di ammaestratori soddisfatti si dipinge una bestialità senza limiti.

    Ma non siate nemmeno ammaestrati. Non siate di quelle persone completamente sottomesse alla volontà del cane, che non pensano che a lui, che non parlano che di lui e la cui vita si riassume in questo: possiedo un cane.

    Un minimo di ammaestramento è necessario. Ma bisogna intendersi sul significato della parola. Un buon ammaestratore è quello che impone il rispetto della dignità di entrambi. “E che cos’è la dignità per un cane?” mi domanderete voi: è di essere cane. Da questo punto di vista, il buon ammaestratore deve cominciare ad ammaestrare se stesso, cioè a rispettare la dignità del cane che gli vive accanto, se vuole comportarsi lui stesso dignitosamente, da uomo.

    In fondo il rispetto delle differenze è la legge stessa dell’amicizia.

    E, a proposito di amici, questo: se avete amici che hanno paura dei cani, non imponetegli la presenza del vostro, anche se è il cane più buono del mondo. La paura dei cani è irrazionale. È spesso umiliante. E voi non avete il diritto d’infliggere quest’umiliazione a nessuno.

    Incontrerete forse persone che si burleranno del vostro amore per i cani, che affermeranno che amare i cani nasconde un’incapacità di amare gli uomini... lasciateli dire. Sono tutte stupidaggini.

    È incredibile quante idee preconcette circolino sugli amatori dei cani! Tanta gente afferma, per esempio, che l’amore per i cani e quelli per i gatti sono incompatibili, tra cani e gatti, secondo loro, bisogna scegliere, non si possono amare tutt’e due. Dupont, Sarah, Gabriella, Ti’Marcel, alcuni dei gatti della mia vita, devono ridere di gusto sentendo simili discorsi. E quando un cane o un gatto ridono di te, lo si vede...

    Dico tutto questo perché, mentre scrivo, Xango, il cane di un amico che tengo con me per qualche giorno e che è sdraiato sotto il tavolo, alza la testa e mi fissa ironicamente. Vi assicuro che si sta divertendo un mondo! (D’altronde è come me, Xango: adora i gatti.)

    Ecco. È più o meno tutto quello che avevo da dire. Ah! Un’ultima cosa: quando si sceglie di vivere con un cane, è per sempre. Non lo si abbandona. Mai. Mettetevelo bene in testa prima di adottarne uno.

     

    "Abbaiare stanca" 

    Daniel Pennac   

    August 03

    The end of...

     
     

    The end of Mr Y [Troposphere]

     

    [...] Imparai tutta quella roba sulla Vergine Maria, cercando di convincere me stessa che una religione che dà tanta importanza ad una donna deve avere qualche merito. Poi, in una delle riviste lessi uno spassoso aneddoto sulla visita di Giovanni Paolo II in una città, dove le suore che dovevano cucinare per lui fecero un po’ di confusione e finirono per servirgli bastoncini di pesce. Ovviamente, il succo della storia era nel fatto divertente che il papa avesse mangiato bastoncini di pesce, ma io non riuscii a passare sopra al particolare che il papa avesse suore che cucinavano per lui. Senza dubbio, ci aspettiamo che i leader religiosi siano in qualche modo più saggi di noi, ma mi resi conto che non c’è nulla di speciale in questo sistema, nulla che lo renda più profondo e straordinario del resto della società. Se qualcuno che aveva consacrato la propria vita alla bontà, alla giustizia e alla verità pretendeva ancora che le suore gli preparassero da mangiare (perché dopotutto non hanno niente di meglio da fare, e nessuna di loro ha la possibilità di essere sacerdote o diventare papa, dal momento che le donne non sono abbastanza brave per questo), allora c’era qualcosa di molto sbagliato. Come poteva ignorare il piccolo dettaglio che siamo tutti uguali agli occhi di Dio? Se questo era il più saggio dei cattolici, sicuramente non avrei mai voluto conoscere il più stupido.

    Forse c’è un’analogia con il principio antropico, ma io sono una donna, e dopo una vita di esperienze so di essere in grado di fare tutto ciò che fanno gli uomini, tranne quelle cose che richiedono specificatamente un pene (come pisciare in piedi). Voglio dire, è un fatto talmente ovvio che sembra un po’ ridicolo ribadirlo, come affermare che tutti gli uomini hanno la testa. E allora, secondo la religione cosa mi manca? Sono meno degna a priori? Ma questo sarebbe completamente assurdo. Com’è possibile che la religione, la quale pretende di essere più profonda di qualunque altra cosa, capisca l’umanità meno di qualsiasi ufficio del personale nel Paese?

    E non è soltanto il cristianesimo: come possono i buddisti, che coltivano la libertà dal desiderio, desiderare di reincarnarsi bene, in forma di uomini, per essere chiamati “venerabile maestro” e dire agli altri cosa devono fare? Perché la religione è così deludente? Ti aspetti che ti dica cose che non sai, e invece non fa altro che ripeterti quello che già sai e che molto tempo fa hai deciso che è sbagliato.

    Alla mia sinistra è la grande facciata grigia della chiesa.

    Noi siamo i Pensieri di Dio?, chiede un manifesto.

    No, rifletto. È il contrario.

    Spengo la sigaretta e smetto di pensare.[...]

    Che fine ha fatto Mr Y?

    Scarlett Thomas