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    November 26

    Agaloniani a Lucca...

     
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    Agaloniani (chi più chi meno, e si sa chi è più!!!!) vi adoro!!!!!!!! Cuore rosso
     
     

     

    October 29

    L'ALBA DI SAMHAIN

     
    Non so se il testo che riporto è stato tratto da qualche libro. Nella rivista in cui l'ho trovato era firmato Thenesis, quindi suppongo che sia lei l'autrice di questa piccola favola semplicemente magnifica...
    Se Thenesis arrivi mai a leggere questo intervento e se è lei l'autrice del brano...beh...la ringrazio, davvero! e spero di non averla offesa postando la sua storia.
     
     ***
     
    L'ALBA DI SAMHAIN
     

    Era l’alba di Samhain...la bruma del Drago ammantava il bosco quella fredda mattina.

    Gli spiriti dei quattro elementi, dopo la notte di magia- in cui il Velo tra i Mondi è più sottile- si apprestavano a tornare nei loro Regni, quando qualcosa li attirò nella radura.

    Era come se il mondo si fosse fermato: non un rumore, neanche lo stormire delle foglie...come se tutto fosse morto.

    Spinti dalla curiosità, andarono a vedere.

    La Signora era seduta su un morbido tappeto di foglie morte, inerte, con la schiena appoggiata ad un vecchio albero di tasso. Era come se quel solido tronco le trasferisse la si rigidità; i Suoi occhi erano vitrei, lontani. Le Sue mani intrecciate a quelle del suo sposo, ormai caduto, sacrificatosi alla Natura per il bene di tutte le creature viventi...

    I quattro Spiriti cercarono di riscuotere la Dea, ma sembrava una statua, come se alla fine avesse voluto condividere il destino del Suo amato...

     

    Non possiamo lasciarli così!” disse il Fuoco.

    Giusto. Vediamo un po’...cosa possiamo fare?” propose l’Aria.

    È chiaro che per il nostro Signore non possiamo fare più nulla” constatò la Terra.

    L’Acqua rifletté un po’, quindi si avvicinò alla Signora e disse:

    Madre amatissima, sebbene non possiamo far nulla per il Tuo sposo, giacché il Suo sacrificio completa il giro della Ruota dell’Anno, forse per Te potremo”. E la baciò sulla guancia.

    Da quegli occhi splendenti ma offuscati, calde lacrime iniziarono a scendere, finchè non tornarono splendenti come stelle...

    Ecco, io Ti dono l’unica acqua che può purificare dal dolore”.

    Si avvicinò l’Aria e Le soffio dolcemente sul viso:

    Ecco, io Ti dono il vento del Tempo che passa, che porterà lontano queste lacrime”.

    Fu la volta del Fuoco che le accarezzò le guance e Le disse:

    A Te, mia Signora, dono il calore del Sole della Vita, che asciugherà quelle lacrime che neppure il vento del Tempo ha potuto portare via”.

    La Terra, non sapendo che dono poter fare alla Madre, Le prese dolcemente le mani e disse:

    Ma per adesso io sarò il giaciglio nel quale riposerai” e La strinse a sé.

    Dopo poco, la Signora si riscosse e ringraziò i quattro Elementi per ciò che avevano fatto, non tanto a Lei, quanto per il suo amatissimo consorte.

    Ma come? –si guardarono increduli i quattro Spiriti- abbiamo voluto farti questi doni perché non abbiamo potuto aiutare i nostro Signore amorevole!” risposero i quattro all’unisono.

    quando l’anima del Mio sposo lasciò le Sue spoglie mortali, il mio amore per Lui divenne la barca che Lo avrebbe condotto nell’Oltretomba.....le Mie lacrime salate sono divenute l’oceano sul quale Lui è salpato. Il vento che ha allontanato le Mie lacrime lo ha accompagnato verso Occidente e il Sole che me le ha asciugate ha fatto sì che trovasse la via".

    Ma io?- disse tristemente la Terra- Io, che non sapevo che dono farti, non ho potuto aiutare il Dio”.

    Al contrario –le disse la Dea sorridendole- hai dato la cosa più importante, poiché tu sei l’approdo. Ora il Dio ha varcato i cancelli della Morte e io posso finalmente riposare.”

    E adesso? –chiesero i quattro Spiriti- che sarà di questo mondo, ora che tutto sembra morto?

    la Dea li guardò con infinito amore, si toccò il ventre e disse:

    benché l’oscurità della morte sia il mio regno, la gioia della nascita è il mio dono”.

    I quattro si guardarono...e compresero.

    Si, dopotutto il mondo aveva sempre speranza...

       

    Felice discesa... )O(

    September 16

    Oscurità Mondiale 17 Settembre 2008

    Salviamo Il Pianeta:

    Oscurità Mondiale 17 Settembre 2008

     

    Oscurità mondiale: il 17 settembre 2008 dalle 21.50 alle 22.00.
    Proponiamo di spegnere tutte le luci e gli apparecchi elettronici affinché il nostro pianeta possa 'respirare'.
    Se ci sarà una risposta collettiva l'energia risparmiata sarà moltissima.
    Solo dieci minuti e vedremo cosa succede.
    Stiamo 10 minuti nell'oscurità, prendiamo una candela e semplicemente fermiamoci a guardarla mentre il nostro pianeta respira.
    Ricordate che l'unione fa la forza e internet ha molta influenza, può essere qualcosa di veramente grande.

    Se hai amici che vivono in altri paesi fai girare loro la notizia.

     

    ***
     
    Darkness world: On September 17, 2008 from 21:50 to 22:00 hours.
    Proposes to delete all lights and if possible all electrical appliances, to our planet  can 'breathe'.
    if the answer is massive, energy  saving can be brutal.
    Only 10 minutes, and see what happens.
    Yes, we are 10 minutes in the dark, we light a candle and simply
    Be looking at it, we breathe  and our planet.
    Remember that the union is strength and the Internet can be very power and can
    Even do something big.
    Moves the news, if you have friends to live in other countries send to them.

    ***

    Oscuridad mundial: En Septiembre 17, 2008 desde las 21:50 a las 22:00 horas.
    Se propone apagar todas las luces y si es posible todos los aparatos eléctricos, para que nuestro planeta pueda 'respirar'.
    Si la respuesta es masiva, la energía que se ahorra puede ser brutal.
    Solo 10 minutos y vea que pasa.
    Si estamos 10 minutos en la oscuridad, prendamos una vela y simplemente la miramos y nosotros estaremos respirando y nuestro planeta.
    Recuerde que la unión hace la fuerza y el Internet puede tener mucho poder y puede ser aun algo más grande.

    Pase la noticia, si usted tiene amigos que viven en otros países envíeselo a ellos.

     

    ***
     
    Escuridão mundial: No dia 17 de Setembro de 2008 das 21:50 às 22:00 horas
    propõe-se apagar todas as luzes e se possível todos os aparelhos eléctricos, para o nosso planeta poder 'respirar'.
    Se a resposta for massiva, a poupança energética pode ser brutal.
    Só 10 minutos, para ver o que acontece.
    Sim, estaremos 10 minutos às escuras, podemos acender uma vela e simplesmente
    ficar a olhar para ela, estaremos a respirar nós e o planeta.
    Lembrem-se que a união faz a força e a Internet pode ter muito poder e podemos
    mesmo fazer algo em grande.
    Passa a notícia, se tiveres amigos a viver noutros países envia-lhes.
     
    ***
     
    Darkness monde: Le 17 Septembre 2008 de 21:50 à 22:00 heures
    Propose de supprimer toutes les lumières et, si possible, tous les appareils électriques, à notre planète peut 'respirer'.
    Si la réponse est massive, les économies d'énergie peuvent être brutales.
    Seulement 10 minutes, et de voir ce qui se passe.
    Oui, nous sommes 10 minutes dans le noir, on allume une bougie et simplement
    Être regarder, que nous respirons et de notre planète.
    N'oubliez pas que l'union fait la force et l'Internet peuvent être très électricité et peut
    Même faire quelque chose de grand.
    Déplace l'actualité.
     
    ***
     
    Darkness Welt: Am 17 September 2008 von 21:50 bis 22:00 Uhr
    Schlägt vor, alle Lichter zu löschen und, wenn möglich, alle elektrischen Geräte, die unseren Planeten kann 'atmen'.
    Wenn die Antwort ist derb, Energieeinsparung kann brutal.
    Nur 10 Minuten, und sehen Sie, was passiert.
    Ja, wir sind 10 Minuten im Dunkeln, wir Licht einer Kerze und einfach
    Sei es bei der Suche, die wir atmen, und unseres Planeten.
    Denken Sie daran, dass die Gewerkschaft ist Stärke und das Internet kann sehr Macht und können
    Selbst etwas tun groß.
    Verschiebt den Nachrichten.
     
    ***
     
    Darkness wereld: Op 17 September 2008 van 21:50 tot 22:00 uur
    Stelt voor om alle lichten en zo mogelijk alle elektrische apparaten, om onze planeet kan 'ademen'.
    Indien het antwoord is enorm, de energiebesparing kan worden wreder.
    Slechts 10 minuten, en zie wat er gebeurt.
    Ja, we zijn 10 minuten in het donker, we licht van een kaars en gewoon
    Wordt kijken, we inademen en onze planeet.
    Vergeet niet dat de unie is kracht en het internet kan zeer macht en kan
    Zelfs iets te groot.
     
    ***
     
    ...e Madre Terra ringrazierà ognuno di noi...
     

    fonte:

    http://www.valerionovelli.blogspot.com/2008/09/salviamo-il-pianeta-oscurit-mondiale-17.html

    August 05

    Abbaiare Stanca

     
    Né ammaestrato né ammaestratore
    di Daniel Pennac
     

    [...] Tra Pec e Louke, c’è stato Kanh. Povero Kanh, cupo Kanh, imprevedibile e tormentato, con la sua paura degli uomini... Era forse il più “intelligente” dei tre, il più bello e il più di tutto quel che volete, ma, essendo un doberman, era sicuramente il più infelice.

    Doberman...

    Era sicuro di quel che faceva, quell’esattore delle imposte (il signor Doberman, appunto) nel diciannovesimo secolo quando inventò un cane, al quale diede orgogliosamente il suo nome? Sanno sempre quello che fanno, tutti questi “purificatori” della razza canina quando creano cani su misura, cani da guardia, cani per bambini, cani da compagnia, cani da appartamento, cani da questo, cani da quello, disegnati come auto sportive, marchiati come l’argenteria di famiglia, che vinceranno artistiche medaglie ai concorsi di bellezza dove i loro proprietari li esibiranno? Oh, che bella riuscita estetica! Molto bello, il doberman! Molto carino il cocker del giorno d’oggi! Ma il cervello? E la follia di alcuni di questi esemplari quando superano una certa età? E il dolore di essere pazzi?

    Kanh era certamente un cane pazzo. E infelice di esserlo, poiché lo era in modo discontinuo. Ed è l’unico cane che io abbia visto piangere. Piangere veramente, come un uomo perduto nel dolore e nel rimorso. In uno dei suoi momenti di crisi, durante i quali non riconosceva nessuno, mi aveva morso. Quando capì in quale mano aveva piantato i canini, si mise a piangere. Scoppi di singhiozzi che lo scuotevano tutto. Lunghi ululati strazianti interrotti da singulti che lo spezzavano in due. Mi ero seduto vicino vicino a lui e lo accarezzavo. Gli mormoravo nell’orecchio che non era successo niente, che non era colpa sua, ma del signor Doberman e di tutti gli altri “purificatori” della razza canina. Lui piangeva, io mormoravo. Andammo avanti per un bel po’. Poi lui scivolò in un sonno popolato di gemiti. No, decisamente, questo libro non è dedicato ai fanatici delle razze pure, ai tagliatori di code e di orecchie.

    Tranne Kanh e Louke, tutti gli altri cani della mia vita sono stati dei solidi bastardi: Fantou, trovato in una discarica, senza pelo ma crivellato di pallini da caccia, che un amico pittore aveva resuscitato e che finì i suoi giorni a casa nostra; Petit, il cane di mio fratello, che era grande come una palla da tennis quando si rifugiò da lui e che, secondo il veterinario, non sarebbe più cresciuto. (Oggi, quando sta ritto sulle quattro zampe, appoggia tranquillamente la testa sul tavolo.)

    Senza parlare dei cani che d’incontrano, degli amici dei miei cani, dei cani dei miei amici...

    Mi sembra che siano tutti qui, vicino a me, a sorvegliarmi mentre scrivo queste righe. È che si dicono tante sciocchezze a proposito dei cani...che loro hanno ragione a diffidare!

    D’altronde, che cosa ho da dire io? Poche cose. E che riguardano soprattutto gli uomini.

    Questa, per esempio: se avete un cane, o quando ne avrete uno, non siate, vi prego, né ammaestratori né ammaestrati. Cioè: non siate uno di quei “padroni” tutti fieri di aver trasformato il proprio cane in un tappetino, in una belva o in una bambola meccanica.

    “Guardate com’è intelligente il mio cane” sembra sempre che vi dica quel tipo di gente; e mentre vantano l’intelligenza della loro bestia, sui loro visi di ammaestratori soddisfatti si dipinge una bestialità senza limiti.

    Ma non siate nemmeno ammaestrati. Non siate di quelle persone completamente sottomesse alla volontà del cane, che non pensano che a lui, che non parlano che di lui e la cui vita si riassume in questo: possiedo un cane.

    Un minimo di ammaestramento è necessario. Ma bisogna intendersi sul significato della parola. Un buon ammaestratore è quello che impone il rispetto della dignità di entrambi. “E che cos’è la dignità per un cane?” mi domanderete voi: è di essere cane. Da questo punto di vista, il buon ammaestratore deve cominciare ad ammaestrare se stesso, cioè a rispettare la dignità del cane che gli vive accanto, se vuole comportarsi lui stesso dignitosamente, da uomo.

    In fondo il rispetto delle differenze è la legge stessa dell’amicizia.

    E, a proposito di amici, questo: se avete amici che hanno paura dei cani, non imponetegli la presenza del vostro, anche se è il cane più buono del mondo. La paura dei cani è irrazionale. È spesso umiliante. E voi non avete il diritto d’infliggere quest’umiliazione a nessuno.

    Incontrerete forse persone che si burleranno del vostro amore per i cani, che affermeranno che amare i cani nasconde un’incapacità di amare gli uomini... lasciateli dire. Sono tutte stupidaggini.

    È incredibile quante idee preconcette circolino sugli amatori dei cani! Tanta gente afferma, per esempio, che l’amore per i cani e quelli per i gatti sono incompatibili, tra cani e gatti, secondo loro, bisogna scegliere, non si possono amare tutt’e due. Dupont, Sarah, Gabriella, Ti’Marcel, alcuni dei gatti della mia vita, devono ridere di gusto sentendo simili discorsi. E quando un cane o un gatto ridono di te, lo si vede...

    Dico tutto questo perché, mentre scrivo, Xango, il cane di un amico che tengo con me per qualche giorno e che è sdraiato sotto il tavolo, alza la testa e mi fissa ironicamente. Vi assicuro che si sta divertendo un mondo! (D’altronde è come me, Xango: adora i gatti.)

    Ecco. È più o meno tutto quello che avevo da dire. Ah! Un’ultima cosa: quando si sceglie di vivere con un cane, è per sempre. Non lo si abbandona. Mai. Mettetevelo bene in testa prima di adottarne uno.

     

    "Abbaiare stanca" 

    Daniel Pennac   

    August 03

    The end of...

     
     

    The end of Mr Y [Troposphere]

     

    [...] Imparai tutta quella roba sulla Vergine Maria, cercando di convincere me stessa che una religione che dà tanta importanza ad una donna deve avere qualche merito. Poi, in una delle riviste lessi uno spassoso aneddoto sulla visita di Giovanni Paolo II in una città, dove le suore che dovevano cucinare per lui fecero un po’ di confusione e finirono per servirgli bastoncini di pesce. Ovviamente, il succo della storia era nel fatto divertente che il papa avesse mangiato bastoncini di pesce, ma io non riuscii a passare sopra al particolare che il papa avesse suore che cucinavano per lui. Senza dubbio, ci aspettiamo che i leader religiosi siano in qualche modo più saggi di noi, ma mi resi conto che non c’è nulla di speciale in questo sistema, nulla che lo renda più profondo e straordinario del resto della società. Se qualcuno che aveva consacrato la propria vita alla bontà, alla giustizia e alla verità pretendeva ancora che le suore gli preparassero da mangiare (perché dopotutto non hanno niente di meglio da fare, e nessuna di loro ha la possibilità di essere sacerdote o diventare papa, dal momento che le donne non sono abbastanza brave per questo), allora c’era qualcosa di molto sbagliato. Come poteva ignorare il piccolo dettaglio che siamo tutti uguali agli occhi di Dio? Se questo era il più saggio dei cattolici, sicuramente non avrei mai voluto conoscere il più stupido.

    Forse c’è un’analogia con il principio antropico, ma io sono una donna, e dopo una vita di esperienze so di essere in grado di fare tutto ciò che fanno gli uomini, tranne quelle cose che richiedono specificatamente un pene (come pisciare in piedi). Voglio dire, è un fatto talmente ovvio che sembra un po’ ridicolo ribadirlo, come affermare che tutti gli uomini hanno la testa. E allora, secondo la religione cosa mi manca? Sono meno degna a priori? Ma questo sarebbe completamente assurdo. Com’è possibile che la religione, la quale pretende di essere più profonda di qualunque altra cosa, capisca l’umanità meno di qualsiasi ufficio del personale nel Paese?

    E non è soltanto il cristianesimo: come possono i buddisti, che coltivano la libertà dal desiderio, desiderare di reincarnarsi bene, in forma di uomini, per essere chiamati “venerabile maestro” e dire agli altri cosa devono fare? Perché la religione è così deludente? Ti aspetti che ti dica cose che non sai, e invece non fa altro che ripeterti quello che già sai e che molto tempo fa hai deciso che è sbagliato.

    Alla mia sinistra è la grande facciata grigia della chiesa.

    Noi siamo i Pensieri di Dio?, chiede un manifesto.

    No, rifletto. È il contrario.

    Spengo la sigaretta e smetto di pensare.[...]

    Che fine ha fatto Mr Y?

    Scarlett Thomas

     

     

    July 10

    Somewhere...

    {In questa corsa eterna fino al}...il  posto delle fragole... 

     
    Somewhere over the rainbow, way up high
    There's a land that I heard of, once in a lullaby
    Somewhere over the rainbow, skies are blue
    And the dreams that you dare to dream
    Really do come true

    Someday I'll wish upon a star,
    And wake up where the cloouds are far behind me
    Where troubles melt like lemon drops,
    Away above the chimney tops
    That's where you'll find me

    Somewhere over the rainbow, bluebirds fly
    Bird fly over the rainbow, why then, oh why can't I
    If happy little bluebirds fly beyond the rainbow,
    Why, oh why can't I ?

    May 02

    Il ragazzo con l'occhio color smeraldo...

     
     
    "Storm" chiamò, insistente "Perdonami. Non volevo tradirti. Mi ha costretto il dottor DeWilde. Io volevo avvertirti, ma non ho potuto. Ha spie dappertutto."
     
    Storm, lo sguardo fisso davanti a sé, continuò a camminare in silenzio.
     
    "Per piacere, per piacere" la pregò Kit correndole dietro. "Voglio aiutare te e Aurora. Io...io amo tua sorella."
     
    Storm si fermò e lo guardò con disprezzo.
     
    "Aiuto? Tu vuoi aiutare me? Non hai fatto che ingannarmi. Per poco non mi hai fatto catturare e uccidere. E mi hai lasciato credere che Aurora mi avesse abbandonato al Picco del Pifferaio. Sei spregevole!" sibilò "Non ci si può fidare di te. Sei un traditore"
     
    "Si" disse il ragazzo in tono infelice "Sono un traditore. E so come ci si sente: proprio come te"
     
    Storm gli scoccò un'occhiata cattiva. Una furia cieca le esplose nello stomaco, diffondendosi lungo i nervi in tutto il corpo.
     
    "Io non sono per niente come te" sussurrò "Io non avevo scelta. Credevo di fare la cosa giusta. Ma tu! Tu puoi scegliere, ma sei solo un codardo che tradisce per paura di quello che accadrà se disobbedisce al dottor DeWilde."
     
    "Hai ragione" disse il ragazzo con tristezza. "Non sono coraggioso. Non ho la forza di resistergli. Ma neanche tu. Tu hai permesso che ti facesse scegliere tra le tue sorelle: e proprio perchè l'hai lasciato fare, le hai perse entrambe."
     
    Storm lo guardò negli occhi, bianca in viso. Aveva ragione. Lei non era migliore di lui. E lo odiava ancora di più per aver dato voce a quella terribile verità. Lo odiava più di quanto avesse mai odiato qualcuno in vita sua. Voleva fargli del male; voleva che si accartocciasse dentro e si sentisse male quanto lei.
    Gli si avvicinò, levò una mano tremante e lo schiaffeggiò su una guancia
     
    "Mia sorella non amerà mai uno come te" disse, e la sua voce era fredda e dura.
     
    "Quando le dirò come sei davvero, ti disprezzerà quanto ti disprezzo io. Ti odierà per sempre."
     
    E detto questo, Storm si voltò e corse via. Così non vide l'angoscia che si era dipinta sul viso del ragazzo.
    Non era tanto il segno rosso lasciato dalla mano della ragazzina che provocava a Kit un dolore insopportabile, ma le parole di lei, e la certezza che Aurora non lo avrebbe mai amato e che lui sarebbe stato condannato a rimanere una creatura del dottor DeWilde per sempre.
    Il dolore era troppo intenso: s'irradiava in cerchi stretti attraverso il torace lasciandolo a stento respirare.
    Kit cadde sulle ginocchia, e ci fu un crac, simile a quello di un vetro che si spezza. Il cuore del ragazzo si ruppe in due e la scheggia di ghiaccio che era conficcata al centro si sciolse. Kit iniziò a singhiozzare, e le lacrime lavarono la scheggia blu di ghiaccio fuori dal suo occhio e gli scivolarono lungo le guancie. In un attimo, il blu svanì dall'iride, che ritornò di nuovo verde, così che i suoi occhi furono perfettamente accoppiati, belli, color smeraldo. Tuttavia Kit continuava a singhiozzare. Non ce la fece a smettere neppure quando la lepre grigio argento saltò silenziosa verso di lui e gli si strofinò contro le ginocchia.
    Dopo qualche istante Kit si sentì abbracciare. C'era una donna dal viso dolce e seri occhi grigio argento accanto a lui.
     
    "Va tutto bene, Kit" gli disse dolcemente "Piangi pure. Un cuore non è un vero cuore finchè non viene spezzato, e lo stesso vale per gli incantesimi. La malia è dissolta e tu sei libero, finalmente."
     
    "Tre sorelle nel bosco"
    Lyn Gardner
     

    April 21

    Polvere di Stelle...

     
     

    [...] Quando Tristran passò di nuovo al di là del muro, diverse ore dopo, trovò la stella dove l’aveva lasciata. Il ragazzo sembrava turbato, ma alla vista di Yvaine si rianimò

    "ehi, salve" le disse, aiutandola a mettersi in piedi "ti sei divertita mentre mi aspettavi?"

    "non particolarmente" replicò la stella

    "mi dispiace" disse Tristran "forse avrei dovuto portarti con me al villaggio"

    "no" disse la stella "io vivrò finchè resterò a Faerie. Se dovessi passare nel tuo mondo non sarei altro che un sasso gelido e butterato caduto dal cielo"

    "ma c’è mancato poco che ti portassi con me!" disse Tristran atterrito "ci ho provato, ieri sera!"

    "si" replicò lei "a dimostrazione del fatto che sei veramente uno sciocco, uno stolto, un…cretino"

    "un balordo" le suggerì Tristran "mi hai sempre chiamato balordo. E zoticone"

    "" disse la stella "sei tutte quelle cose insieme e anche di più. Perché mi hai fatto aspettare tanto? Ero convinta che ti fosse capitata una disgrazia."

    "mi dispiace" le disse "non ti lascerò mai più sola"

    "no" ribatté lei in tono serio e determinato "non lo farai" [...]

     

    [...] E per la prima volta, sotto quella fredda pioggerella primaverile, si baciarono. A Tristran il cuore batteva forte e il suo petto gli sembrava inadeguato a contenere tutta quella gioia. E mentre la baciava aprì gli occhi. Gli occhi azzurro cielo lo fissarono e lui ci lesse dentro che non si sarebbero più separati. [...]

     

    [...]“quello che voglio sapere adesso è perché non riesco più a trovarti nella mia mente. Ci sei ancora, ma come un fantasma, una chimera. E non da molto sei bruciata, il tuo cuore è bruciato nella mia mente come un fuoco d’argento. Dopo quella notte trascorsa alla locanda si è fatto scuro, sfocato ed è scomparso del tutto.

     

    Yvaine capì di non provare altro che pietà per quella creatura che aveva desiderato la sua morte. Perciò le disse

     

    forse il cuore che cerchi non è più mio?

     

    la vecchia tossì e tutto il suo corpo fu pervaso da un brivido e dallo spasmo dei conati.

    La stella attesa che si calmasse e poi aggiunse

     

    il mio cuore l’ho dato a un altro

     

    al ragazzo? Quello della locanda? Con l’unicorno?

     

    si

     

    avresti dovuto lasciare che fossi io a prenderlo, per me e per le mie sorelle. Saremmo potute tornare giovani, nella Nuova Età del mondo. Il tuo ragazzo lo spezzerà, oppure ne farà cattivo uso, o lo perderà. Fanno tutti così

     

    in ogni caso” ribattè la stella “il mio cuore ce l’ha lui” [...]

    "Stardust"

    Neil Gaiman

    April 14

    Oltre baci da respirare, nella morte che da la vita...all'amore che mai non muore...

     


     

     

     ..."Ti prego, non andartene via. Mi sento così solo e così misero qui, non so cosa fare. Cerco il sonno, e non posso dormire"

     
    "Che assurdità! Non deve fare altro che coricarsi e spegnere la candela. È talvolta difficile rimanere svegli, specialmente in chiesa, ma dormire non lo è affatto. Persino i neonati lo sanno e non è che siano molto intelligenti"
     
    "Non dormo da trecento anni" disse lui, con aria triste, e i begli occhi blu di Virginia si spalancarono dalla meraviglia "da trecento anni non dormo, e mi sento così stanco!"
     
    Virginia diventò molto seria e le sue labbra tremarono come petali di rosa. Si avvicinò a lui e, inginocchiandoglisi accanto, guardò il suo viso vecchio e avvizzito.
     
    "Povero, povero fantasma" sussurrò "non hai un posto dove andare a dormire?"
     
    "Al di là del bosco dei pini" rispose lui con voce sommossa e sognante "si trova un piccolo giardino. Lì l’erba cresce alta e rigogliosa, lì fioriscono le stelle bianche della cicuta e lì l’usignolo canta tutta la notte. Tutta la notte canta, e la fredda luna di cristallo guarda il giardino, e il tasso tende i rami giganteschi per abbracciare chi vi si addormenta"
     
    gli occhi di Virginia si riempirono di lacrime e lei si nascose il viso tra le mani.
     
    "Stai parlando del Giardino della morte" bisbigliò.
     
    "Si, la morte. La morte deve essere così bella. Riposare sotto la soffice terra bruna, con l’erba che ti ondeggia sopra la testa, e ascoltare il silenzio. Non avere passato, né futuro. Dimenticare il tempo, perdonare alla vita e raggiungere finalmente la pace. Tu puoi aiutarmi, puoi aprire per me i portali della Casa della morte, poiché l’amore ti accompagna sempre e l’amore è più forte della morte"
     
    Virginia tremò, un brivido freddo l’attraversò tutta e per qualche minuto regnò il silenzio. Si sentiva smarrita in un terribile sogno...
     
    "Il fantasma di Canterville"
    Oscar Wilde


    February 16

    Imaginary Light

     where the raindrops as they're falling tell a story
     
    Questi mostri di pietra che sono amici miei
    Non ti faranno male, ti puoi fidare, sai
    Vivono qui con me, non farti impressionare
    Resta qui, stai tranquilla, è qui l'asilo

    Notre Dame è la mia
    E' il mio mondo, il mio letto
    Il mio nido, il mio tetto
    E' tutto qui il mio affetto


    E' il grido e la canzone
    La follia, la ragione
    Mia passione e prigione
    Ci sei tu, Illusione

    Questi mostri di pietra sono anche amici miei
    Mi fanno compagnia se un poco io mi annoio
    Tu sei così, sei caro, tu sei un po' come loro

    Ma come loro, scusa, mi fai un po' paura

    Questa casa farà
    Bello il tempo che fa
    Fuori tremi e qui no
    Fuori bruci e qui no


    Vieni qui quando vuoi
    La stagione che vuoi
    La mia casa se vuoi
    E' anche casa tua

    Se tu non trovi pace, se sei sola
    Vieni qui, stai tranquilla, è qui l'asilo


    Questa casa farà (Questa casa farà)
    Bello il tempo che fa (Bello il tempo che fa)
    Fuori tremi e qui no (Fuori tremo e qui no)
    Fuori bruci e qui no (Fuori brucio e qui no)
    Tu verrai quando vuoi (Io verrò quando vuoi)
    Tutto il tempo che vuoi (Tutto il tempo che vuoi)
    Questa casa se vuoi (Questa casa se vuoi)
    E' anche casa tua (E' anche casa mia)

    February 15

    ...thinking of you...

    ...thoughts...
     
    Quando tutte le parole sai che non ti servon più
    quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
    quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che
    che nessuno se lo spiega perché sia successo a te
    quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò
    e la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no"
    quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà.

    Sopra il giorno di dolore che uno ha.

    Quando indietro non si torna quando l'hai capito che
    che la vita non è giusta come la vorresti te
    quando farsi una ragione vorrà dire vivere
    te l'han detto tutti quanti che per loro è facile

    quando batte un pò di sole dove ci contavi un pò
    e la vita è un pò più forte del tuo dirle "ancora no"
    quando la ferita brucia la tua pelle si farà.

    Sopra il giorno di dolore che uno ha.

    Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
    quando l'aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
    quando questa merda intorno sempre merda resterà
    riconoscerai l'odore perché questa è la realtà
    quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or'è
    che la vita è sempre forte molto più che facile
    quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà


    Sopra il giorno di dolore che uno ha


    February 12

    ...chiudi gli occhi...

     
    Istruzioni
     

    Tocca nel muro il portone di legno

    che non avevi mai visto prima,

    dì: “Permesso” prima di aprire il chiavistello,

    entra,

    percorri il sentiero.

    Un rosso folletto di metallo pende dalla

    verde porta d’ingresso,

    a mo’ di battente,

    non toccarlo, ti morderebbe le dita.

    Cammina dentro la casa.

    Non prendere nulla.

    Non mangiare nulla.

    Però,

    se qualche creatura ti dicesse di essere affamata,

    dalle del cibo.

    Se ti dice di essere sporca,

    puliscila.

    Se grida di essere in preda al dolore,

    allevialo,

    se puoi.

    Dal giardino nero potrai vedere la foresta fitta.

    Il pozzo profondo accanto al quale passerai

    porta al regno dell’Inverno;

    c’è un'altra terra sul suo fondo.

    Se giri intorno qui,

    potrai tornare indietro, sano e salvo.

    Non perderai la faccia. Non penserò male di te.

     

    Una volta attraversato il giardino,

    ti troverai nella foresta.

    Gli alberi sono vecchi.

    Degli occhi osservano dal sottobosco.

    Sotto una quercia contorta

    siede una signora anziana.

    Potrebbe chiedere qualcosa;

    dagliela.

    Ti indicherà la strada per il castello.

    Al suo interno ci sono tre principesse.

    Non fidarti della più giovane. Tira dritto.

    Nella radura accanto al castello,

    i dodici mesi siedono accanto al fuoco,

    si scaldano i piedi, si narrano storie.

    Potranno farti delle cortesie, se sarai gentile.

    Potrai raccogliere fragole nel gelo di dicembre.

    Fidati dei lupi,

    ma non rivelare loro dove stai andando.

    Il fiume può essere attraversato dal traghetto.

    Il traghettatore ti prenderà a bordo.

    La risposta alla sua domanda è questa:

    se porge il remo al passeggero, sarà

    libero di lasciare la barca.

    Diglielo solo a distanza di sicurezza.

     

    Se un’aquila ti offre una penna,

    conservala con cura.

    Ricorda:

    i giganti hanno un sonno troppo profondo;

    le streghe sono spesso tradite dai loro appetiti;

    i draghi hanno una debolezza,

    da qualche parte, sempre;

    i cuori possono essere ben celati,

    e li tradisci con la tua lingua.

    Non essere geloso di tua sorella:

    sappi che diamanti e rose

    sono tanto sgradevoli quando rotolano

    dalle labbra, quanto i rospi e le rane;

    più freddi, persino, e più affilati, e tagliano.

     

    Ricordati il tuo nome.

    Non perdere la speranza:

    quel che cerchi sarà trovato.

    Dai fiducia ai fantasmi.

    Confida che quelli che hai

    aiutato ti aiutino a loro volta.

    Dai fiducia ai sogni.

    Dai fiducia al tuo cuore, e alla tua storia.

     

    Quando ritorni, percorri la strada da cui sei venuto.

    I favori verranno resi, i debiti ripagati.

    Non dimenticare le buone maniere.

    Non voltarti indietro.

    Cavalca l’aquila saggia (non cadrai).

    Cavalca il pesce argentato (non affogherai).

    Cavalca il lupo grigio

    (tieniti saldo alla sua pelliccia).

     

    C’è un verme nel cuore della torre;

    ecco il motivo per cui crolla.

     

    Quando raggiungerai la casetta,

    il luogo da cui era cominciato il tuo viaggio,

    la riconoscerai, anche se ti parrà molto più piccola

    di come la ricordavi.

    Percorri il sentiero, e attraversa il portone

    del giardino che non avevi mai visto,

    se non una volta.

    E poi va’ a casa. O costruiscitene una.

     

    Oppure riposa.
     
    "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere" - Neil Gaiman
     


    January 03

    ...you belong to me...

     
    Biancaneve
    di Jakob e Wilhelm Grimm



    Una volta, nel cuor dell'inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra dalla cornice di ebano. E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue.

    Il rosso era così bello su quel candore, ch'ella pensò:
    "Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!". Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l'ebano; e la chiamarono Biancaneve. E quando nacque, la regina morì.
    Dopo un anno il re prese un'altra moglie: era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza. Aveva uno specchio magico, e nello specchiarsi diceva:

    - Dal muro, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    E lo specchio rispondeva:

    - Nel regno, Maestà, tu sei quella.

    Ed ella era contenta perché sapeva che lo specchio diceva la verità; Ma Biancaneve cresceva, diventava sempre più bella e a sette anni era bella come la luce del giorno e ancor più bella della regina.
    Una volta che la regina chiese allo specchio:

    - Dal muro, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    Lo specchio rispose:

    - Regina, la più bella qui sei tu,
    ma Biancaneve lo è molto di più.


    La regina allibì e diventò verde e gialla d'invidia. Da quel momento la vista di Biancaneve la sconvolse, tanto ella odiava la bimba. E invidia e superbia crebbero come le male erbe, cosi che ella non ebbe più pace né giorno né notte. Allora chiamò un cacciatore e disse: - Porta la bambina nel bosco, non la voglio più vedere. Uccidila, e mostrami i polmoni e il fegato come prova della sua morte -. Il cacciatore obbedì e condusse la bimba lontano; ma quando mosse il coltello per trafiggere il suo cuore innocente, ella si mise a piangere e disse: - Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correrò verso la foresta selvaggia e non tornerò mai più -. Ed era tanto bella che il cacciatore disse, impietosito: - Va' pure, povera bambina -.
    “Le bestie feroci faran presto a divorarti”, pensava; ma sentiva che gli si era levato un gran peso dal cuore, a non doverla uccidere. E siccome proprio allora arrivò di corsa un cinghialetto, lo sgozzò, gli tolse i polmoni e il fegato e li portò alla regina come prova. Il cuoco dovette salarli e cucinarli, e la perfida li mangiò credendo di mangiare i polmoni e il fegato di Biancaneve.
    Ora la povera bambina era tutta sola nel gran bosco e aveva tanta paura che badava anche alle foglie degli alberi e non sapeva che fare. Si mise a correre e corse sulle pietre aguzze e fra le spine; le bestie feroci le passavano accanto, ma senza farle alcun male. Corse finché le ressero le gambe; era quasi sera, quando vide una casettina ed entrò per riposarsi. Nella casetta tutto era piccino, ma lindo e leggiadro oltre ogni dire. C'era una tavola apparecchiata con sette piattini: ogni piattino col suo cucchiaino, e sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini. Lungo la parete, l'uno accanto all'altro, c'erano sette lettini, coperti di candide lenzuola. Biancaneve aveva tanta fame e tanta sete, che mangiò un po' di verdura con pane da ogni piattino, e bevve una goccia di vino da ogni bicchierino, perché non voleva portar via tutto a uno solo. Poi era cosi stanca che si sdraiò in un lettino, ma non ce n'era uno che andasse bene: o troppo lungo o troppo corto, finché il settimo fu quello giusto: si coricò, si raccomandò a Dio e si addormentò.
    A buio, arrivarono i padroni di casa: erano i sette nani che scavavano i minerali dai monti. Accesero le loro sette candeline e, quando la casetta fu illuminata, videro che era entrato qualcuno; perché non tutto era in ordine, come l'avevano lasciato. Il primo disse: - Chi si è seduto sulla mia seggiolina? - Il secondo: - Chi ha mangiato dal mio piattino? - Il terzo: - Chi ha preso un po' del mio panino? - Il quarto: - Chi ha mangiato un po' della mia verdura? - Il quinto: - Chi ha usato la mia forchettina? - Il sesto: - Chi ha tagliato col mio coltellino? - Il settimo: - Chi ha bevuto dal mio bicchierino? - Poi il primo si guardò intorno, vide che il suo letto era un po' ammaccato e disse: - Chi mi ha schiacciato il lettino? - Gli altri accorsero e gridarono: - Anche nel mio c'è stato qualcuno -. Ma il settimo scorse nel suo letto Biancaneve addormentata. Chiamò gli altri, che accorsero e gridando di meraviglia presero le loro sette candeline e illuminarono Biancaneve. - Ah, Dio mio! ah, Dio mio! - esclamarono: - Che bella bambina! - Ed erano così felici che non la svegliarono e la lasciarono dormire nel lettino. Il settimo nano dormi coi suoi compagni, un'ora con ciascuno; e la notte passò.
    Al mattino, Biancaneve si svegliò e s'impaurì vedendo i sette nani. Ma essi le chiesero gentilmente: - Come ti chiami? - Mi chiamo Biancaneve, - rispose. - Come sei venuta in casa nostra? - dissero ancora i nani. Ella raccontò che la sua matrigna voleva farla uccidere, ma il cacciatore le aveva lasciato la vita ed ella aveva corso tutto il giorno, finché aveva trovato la casina. I nani dissero:
    - Se vuoi curare la nostra casa, cucinare, fare i letti, lavare, cucire e far la calza, e tener tutto in ordine e ben pulito, puoi rimaner con noi, e non ti mancherà nulla. - Si, - disse Biancaneve, - di gran cuore -. E rimase con loro. Teneva in ordine la casa; al mattino essi andavano nei monti, in cerca di minerali e d'oro, la sera tornavano, e la cena doveva esser pronta. Di giorno la fanciulla era sola. I nani l'ammonivano affettuosamente, dicendo: - Guardati dalla tua matrigna; farà presto a sapere che sei qui: non lasciar entrar nessuno.
    Ma la regina, persuasa di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, non pensava ad altro, se non ch'ella era di nuovo la prima e la più bella; andò davanti allo specchio e disse:

    - Dal muro, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    E lo specchio rispose:

    - Regina la più bella qui sei tu;
    ma al di là di monti e piani,
    presso i sette nani,
    Biancaneve lo è molto di più.


    La regina inorridì, perché sapeva che lo specchio non mentiva mai e si accorse che il cacciatore l'aveva ingannata e Biancaneve era ancor viva. E allora pensò di nuovo come fare ad ucciderla: perché se ella non era la più bella in tutto il paese, l'invidia non le dava requie.
    Pensa e ripensa, finalmente si tinse la faccia e si travestì da vecchia merciaia, in modo da rendersi del tutto irriconoscibile. Così trasformata passò i sette monti, fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò: - Roba bella, chi compra! chi compra! - Biancaneve diede un'occhiata dalla finestra e gridò: - Buon giorno, brava donna, cos'avete da vendere? - Roba buona, roba bella, - rispose la vecchia, - stringhe di tutti i colori -. E ne tirò fuori una, di seta variopinta. "Questa brava donna posso lasciarla entrare", pensò Biancaneve; aprì la porta e si comprò la bella stringa.
    - Bambina, - disse la vecchia, - come sei conciata! Vieni, per una volta voglio allacciarti io come si deve -. La fanciulla le si mise davanti fiduciosa e si lasciò allacciare con la stringa nuova: ma la vecchia strinse tanto e cosi rapidamente che a Biancaneve mancò il respiro e cadde come morta. - Ormai lo sei stata la più bella, - disse la regina, e corse via.
    Presto si fece sera e tornarono i sette nani: come si spaventarono, vedendo la loro cara Biancaneve stesa a terra, rigida, come se fosse morta! La sollevarono e, vedendo che era troppo stretta alla vita, tagliarono la stringa. Allora ella cominciò a respirare lievemente e a poco a poco si rianimò. Quando i nani udirono l'accaduto, le dissero: - La vecchia merciaia altri non era che la scellerata regina; sta' in guardia, e non lasciar entrare nessuno, se non ci siamo anche noi.
    Ma la cattiva regina, appena arrivata a casa, andò davanti allo specchio e chiese:

    - Dal muro, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    Come al solito, lo specchio rispose:

    - Regina, qui la più bella sei tu;
    ma al di là di monti e piani
    presso i sette nani,
    Biancaneve lo è molto di più.


    A queste parole, il sangue le affluì tutto al cuore dallo spavento, perché vide che Biancaneve era tornata in vita. "Ma adesso, - pensò, - troverò qualcosa che sarà la tua rovina"; e, siccome s'intendeva di stregoneria, preparò un pettine avvelenato. Poi si travestì e prese l'aspetto di un'altra vecchia. Passò i sette monti fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò: - Roba bella! Roba bella! - Biancaneve guardò fuori e disse: - Andate pure, non posso lasciar entrare nessuno. - Ma guardare ti sarà permesso, - disse la vecchia; tirò fuori il pettine avvelenato e lo sollevò. Alla bimba piacque tanto che si lasciò sedurre e apri la porta. Conclusa la compera, la vecchia disse: - Adesso voglio pettinarti perbene -. La povera Biancaneve, di nulla sospettando, lasciò fare; ma non appena quella le mise il pettine nei capelli, il veleno agì e la fanciulla cadde priva di sensi.
    - Portento di bellezza! - disse la cattiva matrigna: è finita per te! - e se ne andò. Ma per fortuna era quasi sera e i sette nani stavano per tornare. Quando videro Biancaneve giacer come morta, sospettarono subito della matrigna, cercarono e trovarono il pettine avvelenato; appena l'ebbero tolto, Biancaneve tornò in sé e narrò quel che era accaduto. Di nuovo l'ammonirono che stesse in guardia e non aprisse la porta a nessuno.
    A casa, la regina si mise allo specchio e disse:

    - Dal muto, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    Come al solito, lo specchio rispose:

    - Regina, la più bella qui sei tu;
    ma al di là di monti e piani,
    presso i sette nani,
    Biancaneve lo è molto di più.


    A tali parole, ella rabbrividì e tremò di collera. - Biancaneve morirà, - gridò, - dovesse costarmi la vita -. Andò in una stanza segreta, dove non entrava nessuno e preparò una mela velenosissima. Di fuori era bella, bianca e rossa, che invogliava solo a vederla; ma chi ne mangiava un pezzetto, doveva morire. Quando la mela fu pronta, ella si tinse il viso e si travestì da contadina, e cosi passò i sette monti fino alla casa dei sette nani. Bussò, Biancaneve si affacciò alla finestra e disse: - Non posso lasciar entrare nessuno, i sette nani me l'hanno proibito. - Non importa, - rispose la contadina, - le mie mele le vendo lo stesso. Prendi, voglio regalartene una. - No, - rispose Biancaneve, - non posso accettare nulla. - Hai paura del veleno? - disse la vecchia. - Guarda, la divido per metà: tu mangerai quella rossa, io quella bianca -. Ma la mela era fatta con tanta arte che soltanto la metà rossa era avvelenata. Biancaneve mangiava con gli occhi la bella mela, e quando vide la contadina morderci dentro, non poté più resistere, stese la mano e prese la metà avvelenata. Ma al primo boccone cadde a terra morta. La regina l'osservò ferocemente e scoppiò a ridere, dicendo: - Bianca come la neve, rossa come il sangue, nera come l'ebano! Stavolta i nani non ti sveglieranno più -. A casa, domandò allo specchio:

    - Dal muro, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    E finalmente lo specchio rispose:

    - Nel regno, Maestà, tu sei quella.

    Allora il suo cuore invidioso ebbe pace, se ci può esser pace per un cuore invidioso.
    I nani, tornando a casa, trovarono Biancaneve che giaceva a terra, e non usciva respiro dalle sue labbra ed era morta. La sollevarono, cercarono se mai ci fosse qualcosa di velenoso, le slacciarono le vesti, le pettinarono i capelli, la lavarono con acqua e vino, ma inutilmente: la cara bambina era morta e non si ridestò. La misero su un cataletto, la circondarono tutti e sette e la piansero, la piansero per tre giorni. Poi volevano sotterrarla; ma in viso, con le sue belle guance rosse, ella era ancor fresca, come se fosse viva. Dissero:
    - Non possiamo seppellirla dentro la nera terra, - e fecero fare una bara di cristallo, perché la si potesse vedere da ogni lato, ve la deposero e vi misero sopra il suo nome, a lettere d'oro, e scrissero che era figlia di re. Poi esposero la bara sul monte, e uno di loro vi restò sempre a guardia. E anche gli animali vennero a pianger Biancaneve: prima una civetta, poi un corvo e infine una colombella.
    Biancaneve rimase molto, molto tempo nella bara, ma non imputridì: sembrava che dormisse, perché era bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano. Ma un bel giorno capitò nel bosco un principe e andò a pernottare nella casa dei nani. Vide la bara sul monte e la bella Biancaneve e lesse quel che era scritto a lettere d'oro. Allora disse ai nani: - Lasciatemi la bara; in compenso vi darò quel che volete -. Ma i nani risposero: - Non la cediamo per tutto l'oro del mondo. - Regalatemela, allora, - egli disse, - non posso vivere senza veder Biancaneve: voglio onorarla ed esaltarla come la cosa che mi è più cara al mondo -. A sentirlo, i buoni nani s'impietosirono e gli donarono la bara. Il principe ordinò ai suoi servi di portarla sulle spalle. Ora avvenne che essi inciamparono in uno sterpo e per la scossa quel pezzo di mela avvelenata, che Biancaneve aveva trangugiato, le usci dalla gola. E poco dopo ella apri gli occhi, sollevò il coperchio e si rizzò nella bara: era tornata in vita. - Ah Dio, dove sono? - gridò. Il principe disse, pieno a gioia: - Sei con me, - e le raccontò quel che era avvenuto, aggiungendo: - Ti amo sopra ogni cosa al mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa -. Biancaneve acconsenti andò con lui, e furono ordinate le nozze con gran pompa e splendore.
    Ma alla festa invitarono anche la perfida matrigna di Biancaneve. Indossate le sue belle vesti, ella andò allo specchio e disse:

    - Dal muro, specchietto, favella:
    nel regno chi è la più bella?


    Lo specchio rispose:

    - Regina, la più bella qui sei tu;
    ma la sposa lo è molto di più.


    La cattiva donna imprecò e il suo affanno era così grande che non poteva più dominarsi. Dapprima non voleva assistere alle nozze; ma non trovò pace e dovette andare a veder la giovane regina. Entrando, riconobbe Biancaneve e impietrì dallo spavento e dall'orrore. Ma sulla brace erano già pronte due pantofole di ferro: le portarono con le molle, e le deposero davanti a lei. Ed ella dovette calzare le scarpe roventi e ballare, finché cadde a terra, morta.

     

    Red Apple by JuliArt

    *****
     
    E se qualcuno ha avuto la pazienza di leggere la Favola, consiglio di completarla leggendo anche la splendida analisi dei simboli e dei significati che trovate nel link che riporto qui sotto:
     
    Buona Lettura!
     
     

    December 24

    ...Happy Natale....

     
    ...NATALE ALLO ZENZERO...
     
    Pam pam, pam pam...
    Per fare una canzone di Natale
    non basta un argomento natalizio
    ma occorre un ingrediente più speciale:
    lo zenzero.

    Ma chi l'avrebbe detto che lo zenzero
    in fondo è il vero fulcro del Natale
    non il presepe, non Gesù Bambino
    ma lo zenzero.

    E non è ironico che questo zenzero
    sia tipico dell'Asia tropicale,
    un posto dove ignorano il Natale,
    ma quanto a zenzero
    molla lì.

    O pianta che provieni dall'oriente
    il cui rizoma è usato come eupeptico
    in farmacia, cucina e nei liquori
    e ovviamente nel Natale.

    Sapete poi cosa vuol dire eupeptico
    significa che ti fa digerire
    per cui dopo il cenone di Natale
    diciamoci l'un l'altro eupepsia.

    E non venite a dirci che lo zenzero
    era già in voga prima di stavolta
    vogliam ci sia riconosciuto il merito
    dello zenzero.

    Natale allo zenzero, presepe allo zenzero,
    tanti auguroni allo zenzero.
    Stappare lo zenzero, brindare allo zenzero,
    gridare fortissimo zenzero.

    Regali allo zenzero, vacanze allo zenzero,
    Gesù Bambino di zenzero.
    Dolciumi di zenzero, canzoni allo zenzero,
    bianco Natale di zenzero.

    Festività, felicità, aaaaaa.

    Per chi non fosse ancora straconvinto
    che zenzero significa Natale
    provasse ad assaggiare un biscottino
    allo zenzero.

    Natale allo zenzero, presepe allo zenzero,
    tanti auguroni allo zenzero.
    Stappare lo zenzero, brindare allo zenzero,
    gridare fortissimo ZENZERO!!!

    Zenzero, zenzero.
    Zenzero, zenzero.

    Regali allo zenzero, vacanze allo zenzero,
    Gesù Bambino di zenzero.
    Abbracci di zenzero, dolciumi di zenzero,
    bianco Natale di zenzero.

    Re Magi di zenzero, pastori di zenzero,
    stella cometa di zenzero.
    Le renne allo zenzero, zanzare di zenzero,
    bianco Natale di zenzero.

    ZENZERO!


    Felice Yule

    September 26

    ...NOT IN REAL LIFE...

    ...SEMPRE PIU' LONTANO...


    I took their smiles and I made them mine
    I sold my soul just to hide the light
    And now I see what I really am
    A thief, a whore and a liar

    I run to you (far away from this town)
    Call out your name (giving up giving in)
    I see you there (still you are)
    Farther away

    I'm numb to you
    Numb  and deaf and blind
    You give me all but the reason why
    I reach but I feel only air at night
    Not you not love just nothing

    I run to you (far away from this town)
    Call out your name (giving up giving in)
    I see you there (still you are)
    Farther away

    Try to forget you but without you I feel nothing
    Don't leave me here by myself I can't breathe

    I run to you (far away from this town)
    Call out your name (giving up giving in)
    I see you there (still you are)
    Farther away

    ***
    Ho preso i loro sorrisi e li ho resi miei
    Ho venduto la mia anima solo  per nasconderne la luce
    E ora vedo chi sono veramente
    Una ladra, una puttana e una bugiarda


    Corro verso di te (lontano da questa città)
    Invoco il tuo nome (rinunciando, arrendendomi)
    Ti vedo lì (tu sei ancora)
    Sempre più lontano

    Sono insensibile a te
    Insensibile, sorda e cieca
    Mi dai tutto tranne un motivo concreto
    Ti raggiungo ma sento solo aria nella notte
    Non te, non l'amore, solo nulla

    Corro verso di te (lontano da questa città)
    Invoco il tuo nome (rinunciando, arrendendomi)
    Ti vedo lì (tu sei ancora)
    Sempre più lontano

    Provo a dimenticarti
    Ma senza di te non sento niente
    Non lasciarmi qui da sola non riesco a respirare

    Corro verso di te (lontano da questa città)
    Invoco il tuo nome (rinunciando, arrendendomi)
    Ti vedo lì(tu sei ancora)
    Sempre più lontano

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    June 28

    C'era una volta...

    C'era una volta un uccellino, con ali perfette e piume lucenti, colorate e meravigliose. Insomma, un animale creato per volare in libertà nel cielo, e rallegrare chiunque lo vedesse.
    Un giorno, una donna vide questo uccellino e se ne innamorò. Stupefatta, si fermò a osservare il volo con il cuore che batteva all'impazzata, e gli occhi brillanti di emozione. Lo invitò a volare vicino a lei, e insieme vagarono attraverso i cieli e le terre in perfetta armonia.
    Lei ammirava, venerava, celebrava quell'uccellino.
    Ma poi pensò: "E se volesse conoscere le montagne lontane?"
    Ebbe paura. Paura di non provare mai più quel sentimento con altri uccellini. E provò anche invidia: invidia per la sua capacità di volare.
    Si sentì sola.
    E allora si disse:"Preparerò una trappola. La prossima volta che arriverà, non potrà più andare via"
    L'uccellino, parimenti innamorato, tornò il giorno seguente, cadde nella trappola e fu imprigionato in una gabbia.
    Lei trascorreva ore a guardarlo, tutti i giorni. Era l'oggetto della sua passione e lo mostrava alle amiche, che dicevano:"Ma tu hai davvero tutto!"
    Poi cominciò a verificarsi una strana trasformazione: visto che possedeva l'uccellino, e non aveva più bisogno di conquistarlo, lentamente perse interesse per lui. E l'uccellino, non potendo volare ed esprimere in senso della propria vita, a poco a poco deperì, la lucentezza delle sue piume svanì e divenne brutto. La donna non gli prestava più attenzione, se non per nutrirlo e pulirgli la gabbia.
    Un giorno l'uccellino morì. Lei ne fu profondamente rattristata e iniziò a pensare sempre a lui. Tuttavia non si ricordava della gabbia, rammentava soltanto il giorno in cui lo aveva visto per l a prima volta, mentre volava felice fra le nuvole.
    Se avesse osservato se stessa, avrebbe scoperto che ciò che l'aveva colpita in quell'uccellino era la libertà, l'energia delle sue ali in movimento, e non il suo corpo fisico.
    Senza l'uccellino, la sua vita perse di significato, e la Morte andò a bussarle alla porta:"Perchè sei venuta?" le domandò lei.
    "Per farti volare di nuovo insieme a lui nel cielo," rispose la Morte. "Se lo avessi lasciato partire e tornare, lo avresti amato e ammirato anche di più. Ora, invece, hai bisogno di me per poterlo rincontrare."
     
    Dal diario di Maria,
    alla vigilia del giorno in cui avrebbe comprato
    il biglietto aereo per il Brasile
    "Undici Minuti" - Paulo Coelho
    June 01

    ...Clouds of Lullaby...

    HELLO, I'M THE LIE....

      Paper flowers

    I linger in the doorway
    Of alarm clock screaming monsters calling my name
    Let me stay
    Where the wind will whisper to me
    Where the raindrops as they're falling tell a story


    In my field of paper flowers
    And candy clouds of lullaby
    I lie inside myself for hours
    And watch my purple sky fly over me


    Don't say I'm out of touch
    With this rampant chaos, your reality
    I know well what lies beyond my sleeping refuge the nightmare

    I built my own world to escape

    In my field of paper flowers
    And candy clouds of lullaby
    I lie inside myself for hours
    And watch my purple sky fly over me

     

    If you need to leave the world you live in
    Lay your head down and stay a while
    (flowers)
    Though you may not remember dreaming
    Something waits for you to breathe again
    (flowers)

    Swallowed up in the sound of my screaming
    Cannot cease for the fear of silent nights
    Oh how I long for the deep sleep dreaming
    The goddess of imaginary light

      In my field of paper flowers
    And candy clouds of lullaby
    I lie inside myself for hours
    And watch my purple sky fly over me

      Paper flowers paper flowers

      ------------

      Fiori di carta

    Indugio accanto alla sveglia,

    mostri urlanti che chiamano il mio nome

    Lasciatemi stare dove il vento mi sussurrerà

    dove le goccie di pioggia mentre cadono

    raccontano una storia

     

    Nel mio campo di fiori di carta

    e dolci nuvole di ninnananna

    Giaccio in me stessa per ore

    e guardo il mio cielo porpureo volare sopra di me

     

    Non dire che sono fuori contatto

    con questo caos incontrollato, la tua reatà

    so benissimo oltre quali bugie il mio sonno da rifugio all'incubo,

    Io ho costruito il mio mondo per fuggire

     

    Nel mio campo di fiori di carte

    e dolci nuvole di ninnananna

    Giaccio in me stessa per ore

    e guardo il mio cielo porpureo volare sopra di me

     

    Se hai bisogno di lasciare il mondo in cui vivi

    posa la tua testa e fermati un po'

    (fiori)

    anche se potresti non ricordare di aver sognato

    qualcosa ti aspetta per respirare di nuovo

    (fiori)

     

    Inghiottita dal suono delle mie grida

    non riesco a smettere per il timore delle notti silenziose

    Oh quanto desidero il sonno profondo

    per sognare la Dea della Luce Immaginaria

     

    Nel mio campo di fiori di carta

    e dolci nuvole di ninnananna

    Giaccio in me stessa per ore

    e guardo il mio cielo porpureo volare sopra di me

     

    Fiori di Carte Fiori di Carta

    April 24

    ...all I ever needed...

    FIELD OF INNOCENCE
     
    I still remember the world
    From the eyes of a child

    Slowly those feelings
    Were clouded by what I know now


    Where has my heart gone
    An uneven trade for the real world
    I want to go back to
    Believing in everything and knowing nothing at all


    I still remember the sun
    Always warm on my back
    Somehow it seems colder now

    Where has my heart gone
    Trapped in the eyes of a stranger
    I want to go back to
    Believing in everything


    Iesu, Rex admirabilis
    et triumphator nobilis,
    dulcedo ineffabilis,
    totus desiderabilis


    Where has my heart gone
    An uneven trade for the real world
    I want to go
    Back to believing in everything

    Where has my heart gone
    Trapped in the eyes of a stranger
    I want to go back to
    Believing in everything
     
     
     
    CAMPO D'INNOCENZA
     
    Ricordo ancora il mondo
    da gli occhi di un bambino
    Lentamente quelle sensazioni
    Sono state annebbiate da quello che so ora

    Dov’è finito il mio cuore?
    Uno scambio iniquo con il mondo reale
    Io voglio tornare indietro
     per credere in tutto e
    per non sapere assolutamente nulla


    Ricordo ancora il sole
    Sempre caldo sulla mia schiena
    Per qualche motivo sembra più freddo ora

    Dov’è finito il mio cuore?
    Intrappolato negli occhi di un estraneo
    Io voglio tornare indietro
    per credere a qualsiasi cosa

    Gesù, re degno d’ammirazione
    E nobile trionfatore
    Dolcezza indicibile
    Tutto desiderabile


    Dov’è finito il mio cuore?
    Uno scambio iniquo con il mondo reale
    voglio tornare indietro
    per credere in qualsiasi cosa e
    per non sapere assolutamente nulla


    Dov’è finito il mio cuore
    Intrappolato negli occhi di un estraneo
    voglio tornare a credere in qualsiasi cosa
     
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    April 10

    Nei giardini che nessuno sa....

     

    ...E' QUASI FOLLIA...

    Senti quella pelle ruvida,
    un gran freddo dentro l'anima,
    fa fatica anche una lacrima a scendere giù
    .
    Troppe attese dietro l'angolo,
    gioie che non ti appartengono.
    Questo tempo inconciliabile, gioca contro di noi.
    Ecco come si finisce poi,
    inchiodati a una finestra noi,
    spettatori malinconici,
    di felicità impossibili...
    Tanti viaggi rimandati e già,
    valigie vuote da un'eternità...
    Quel dolore che non sai cos'è,
    solo lui non ti abbandonerà mai,
    oh mai!
    E' un rifugio quel malessere,
    troppa fretta in quel tuo crescere.

    Non si fanno più miracoli,
    adesso non più.
    Non dar retta a quelle bambole
    Non toccare quelle pillole

    Quella suora ha un bel carattere,
    ci sa fare con le anime.
    Ti darei gli occhi miei
    per vedere ciò che non vedi.
    L'energia, l'allegria,
    per strapparti ancora sorrisi.
    Dirti sì, sempre sì,
    e riuscire a farti volare,

    dove vuoi, dove sai,
    senza più quel peso sul cuore.
    Nasconderti le nuvole
    e quell'inverno che ti fa male.

    Curarti le ferite e poi,
    qualche dente in più per mangiare.
    E poi vederti ridere,
    e poi vederti correre ancora
    .
    Dimentica, c'è chi dimentica
    distrattamente un fiore una domenica
    e poi... silenzi. E poi... silenzi.
    Silenzi...
    Nei giardini che nessuno sa
    si respira l'inutilità,
    c'è rispetto e grande pulizia,
    è quasi follia.

    Non sai come è bello stringerti,
    ritrovarsi qui a difenderti,
    e vestirti e pettinarti sì,
    e sussurrarti non arrenderti.

    Nei giardini che nessuno sa,
    quanta vita si trascina qua,
    solo acciacchi, piccole anemie.
    Siamo niente senza fantasie.

    Sorreggili, aiutali,
    ti prego non lasciarli cadere.
    Esili, fragili,
    non negargli un po' del tuo amore...

    Stelle che ora tacciono,
    ma daranno un senso a quel cielo.
    Gli uomini non brillano,
    se non sono stelle anche loro.

    Mani che ora tremano,
    perché il vento soffia più forte...
    non lasciarli adesso no,
    che non li sorprenda la morte.
    Siamo noi gli inabili,
    che pur avendo a volte non diamo.
    Dimentica, c'è chi dimentica,
    distrattamente un fiore una domenica
    e poi... silenzi. E poi... silenzi.

    ...Silenzi...

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    March 29

    ...my suicide...

    Tourniquet
    I tried to kill the pain
    But only brought more (so much more)
    I lay dying
    And I'm pouring crimson
    regret and betrayal
    I'm dying praying bleeding and screaming
    Am I too lost to be saved
    Am I too lost?
    My God my tourniquet
    Return to me salvation
    My God my tourniquet
    Return to me salvation

    Do you remember me
    Lost for so long
    Will you be on the other side
    Or will you forget me
    I'm dying praying bleeding and screaming
    Am I too lost to be saved
    Am I too lost?

    My God my tourniquet
    Return to me salvation
    My God my tourniquet
    Return to me salvation

    Return to me salvation

    I want to die!

    My God my tourniquet
    Return to me salvation
    My God my tourniquet
    Return to me salvation

    My wounds cry for the grave
    My soul cries for deliverance
    Will I be denied Christ
    Tourniquet
    My suicide

     

     Laccio emostatico

     

    Ho provato a far smettere il dolore
    Ma ne ha portato solo di più (Molto di più)
    Giaccio morente

    e sto versando sangue,

    rimpianto e tradimento
    Sto morendo, pregando, sanguinando e gridando
    Sono troppo perduta per essere salvata
    Sono troppo perduta?

    Mio Dio, mio laccio emostatico
    Riconducimi alla salvezza
    Mio Dio, mio laccio emostatico
    Riconducimi alla salvezza

    Ti ricordi di me,

    persa per lungo tempo?
    Mi attenderai dall’altra parte,

    o mi dimenticherai?
    Sto morendo, pregando, sanguinando e gridando
    Sono troppo perduta per essere salvata?
    Sono troppo perduta?

    Mio Dio, mio laccio emostatico
    Riconducimi alla salvezza
    Mio Dio, mio laccio emostatico
    Riconducimi alla salvezza

    Voglio morire!

    Mio Dio, mio laccio emostatico
    Riconducimi alla salvezza
    Mio Dio, mio laccio emostatico
    Riconducimi alla salvezza

    Le mie ferite invocano la tomba
    La mia anima piange per l’inganno
    Sarò rinnegata, Cristo
    Laccio emostatico,
    mio suicidio



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